"Questo è il fiore del partigiano morto per la libertà".
Mercoledì 25 aprile 1945, a Milano c'era il sole. Quello caldo, primaverile, che ti fa respirare dopo un inverno lungo e pieno di difficoltà. Gli alleati, aiutati dai partigiani operanti sugli Appennini, avevano sfondato la linea gotica ed erano pronti a entrare in città. C'era fermento, a Milano, perché il Comitato di Liberazione Nazionale aveva dato l'ordine di insurrezione generale contro i tedeschi (e i repubblichini) in ritirata.
Roma era libera da poco meno di un anno, Milano stava per diventarlo. Il giorno della sua liberazione, quel 25 aprile che diventò il natale della nostra storia recente, è il simbolo della redenzione di tutto un popolo.
La libertà, gli italiani, se l'erano conquistata imbracciando il fucile. Nella milizie partigiane si arruolarono gli adulti, ma anche i ragazzi: quelli che erano nati balilla e poi erano passati avanguardisti e che anche contro questo si ribellarono. Gente che veniva da oltre vent'anni di umiliazioni, alla quale il regime aveva lasciato in eredità una guerra inutile. Di fronte si trovano l'esercito tedesco, che non aveva mai risparmiato rappresaglie feroci sui civili. E, da affrontare, c'erano anche altri italiani, quelli che, ancorati ai loro privilegi e guidati dalla loro ottusità, avevano scelto di schierarsi con un regime ormai cadavere e con un invasore straniero. In nome di questa alleanza, i repubblichini tradirono: diventarono gli informatori dei tedeschi, che anche di loro si servirono per le loro operazioni. Intanto, però, la Resistenza andava avanti nonostante la "controResistenza". Venti anni di fascismo avevano reso ancora più immaturo un popolo che mai era stato sovrano: c'era chi gettava fango e c'era chi rideva della Liberazione. Chi aveva l'ossessione del pericolo rosso e delle carestie.
La Resistenza, però, è stata la protesta dell'uomo che si sentiva libero contro ogni imposizione, contro ogni mistificazione, contro la pretesa che le sorti del fascismo e quelle della patria si identificassero e meritassero gli stessi sacrifici. Dalla Resistenza l'Italia ereditò lo slancio per conquistare il diritto alla repubblica e a una costituzione non regalataci dall'alto.
Questo non dobbiamo mai dimenticarlo. Grazie a tutti quelli che si sono ribellati. Il 25 aprile 1945 è il giorno della nostra nascita.
"Cessa il vento, calma è la bufera, torna a casa il fiero partigian. Sventolando la rossa sua bandiera, vittoriosi al fin liberi siam".