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SE ADOLF FOSSE ANCORA VIVO, se ne starebbe in tranquillità in un casale di campagna sperduto in chissà quale località della Germania. Ne sono sicuro. Lo so, capisco che oggi avrebbe 117 anni, ma prendetela come una semplice fantasia. Ecco, il campestre Adolf, ormai stanco di guerre e genocidi, farebbe l'apicoltore. Sì, è una immagine bizarra, ma è così che me lo immagino. Senza i suoi caratteristici baffi.
In una bella giornata di sole, parlerebbe di storia con i nipotini di giardinieri e badanti sotto l'ombra di un pino o di qualche altro albero (francamente non so se in Germania i pini sono molto diffusi).
Tra gli sguardi perplessi dei ragazzini, direbbe che ha sempre avuto ragione lui, eccome se ne ha avuta.
Con gli italiani, per esempio, che nel 1944 scelsero la sostituzione di una occupazione militare con un'altra, meno esibita ma non meno effettiva. Solo in questa maniera si spiegano le 113 basi e le 35.000 truppe statunitensi in Italia.
Sull'Olocausto e sulla politica eugenetica, poi, sarebbe un fiume in piena. Difenderebbe il suo modello per la soluzione del problema ebraico tirando in ballo il modo in cui gli Stati Uniti avevano risolto l'analogo problema indiano: un genocidio sistematico e scientifico dei diciotto milioni di nativi che vivevano nell'America del Nord, quasi del tutto scomparsi oggi. "Ma non è la stessa cosa", replicherebbe un ragazzino. "Ah, no?", replicherebbe Adolf con teutonica spocchia: "E allora quanti ebrei rimangono oggi al mondo? Hanno uno stato tutto per loro che, tra l'altro, sta mostrando di aver imparato la nostra lezione su come trattare le minoranze etniche. Il sistema nazista non comparve dal nulla, ma ebbe profonde radici in una tradizione inseparabile dal passato dell'Europa cristiana".
Tornerebbe all'attacco anche sulla aberrante politica per la purezza della razza. "La mia legge del 1933, per la prevenzione dei difetti ereditari, era esplicitamente basata sul modello statunitense di Harry Laughlin, al quale demmo per questo motivo una laurea ad honorem. Lo sapete che la prima legge per la sterilizzazione dei "meno adatti alla vita" fu promulgata nel 1907 dall'Indiana? Che fu poi imitata da una trentina di stati americani, e dichiarata costituzionale nel 1927 dalla Corte Suprema? Che negli anni '30 furono sterilizzati 60.000 individui negli Stati Uniti? E che negli anni '50, a guerra ormai conclusa, furono castrati 50.000 omosessuali?".
Sul disprezzo per la vita umana di civili innocenti, dimostrata dall'esercito tedesco durante la guerra, che risate si farebbe: "Andateglielo a dire agli abitanti di Amburgo e Dresda, sui quali gli alleati hanno riversato le tempeste di fuoco che ne hanno ucciso un milione. O a quelli di Hiroshima e Nagasaki, trecentomila dei quali furono inceneriti da due bombe atomiche".
Morgen die ganze Welt. Domani il mondo intero. Gli Stati Uniti, direbbe Adolf, stanno portando a termine quello che è stato il vero progetto del nazismo: il dominio globale (militare, politico ed economico) del pianeta. Il nazionalsocialismo era un'ideologia così ben congegnata, che l'unico modo per sconfiggerla era quello di abbracciarla.
"Noi volevamo che la violenza dominasse il mondo", chiuderebbe Adolf, alzandosi dalla seggiola e tornando a occuparsi delle sue api. Lo scopo è stato raggiunto, sembra proprio che non siano morti invano.
Nessuna apologia del nazismo; solo, pensate...
*ispirato da un brano del libro "Il matematico impertinente" di Piergiorgio Odifreddi