Pennyroyal Tea

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martedì, 28 febbraio 2006

Cuba

FIDEL CASTRO non è Gandhi; Ernesto Guevara è stato un guerrigliero, non ha mai preteso di essere considerato un filantropo. Dare un giudizio su quella che è stata la Rivoluzione cubana, su cosa ha prodotto nella Isla è compito arduo per gli storici di fama, figuriamoci per uno studente universitario come me. Chi ci è stato mi racconta di un posto quasi surreale, unico nel suo genere, e della grande dignità con la quale i Cubani affrontano i loro problemi.

Io, comunque, un giudizio ce l'ho. E vorrei farvi riflettere su una cosa. L'Onu, notoriamente tutt'altro che un'accolita di bolscevichi, redige ogni anno lo Human Development Report. Si tratta, per dirla in maniera semplice, di una classifica delle nazioni di tutto il mondo tenendo in considerazione speranza di vita, educazione della popolazione e reddito reale registrato.

Bene, Cuba figura al 52esimo posto e rientra nella categoria definita "High Human Development", la stessa delle nazioni più ricche (l'Italia, ad esempio, è in 18esima posizione). Un piazzamento lusinghiero, se rapportato a quello ottenuto dai paesi che rientrano nell'area di influenza Usa per quanto riguarda finanziamenti di sostentamento e penetrazione commerciale.

Stati, ad esempio, come El Salvador e il Guatemala (rispettivamente 104esimo e 117esimo) fanno parte dei paesi "Medium Human Development". Haiti è al 153esimo posto, classificabile come "Low Medium Development". Cuba, tra l'altro, è piazzata meglio rispetto al Messico (terzo nella classifica ufficiale delle esportazioni verso gli Stati Uniti nel 2005), al Brasile, all'Arabia Saudita e all'Indonesia, tutti paesi che hanno una forte collaborazione commerciale con gli Usa.

La Nigeria, uno dei maggiori fornitori statunitensi di petrolio, è 158esima, a 19 posizione dal Niger fanalino di coda.

[Non so se Cuba sia il miglior posto per vivere, molto probabilmente no. Ma quello che volevo dimostrare è che essere "amici" degli Stati Uniti non sempre porta prosperità e benessere. In buona sostanza, la massima di Tìo Sam nel rapporto con gli altri stati è più o meno questa: "Ciò che fate al vostro popolo nel vostro paese non ci importa, purché collaboriate a soddisfare i nostri bisogni e a proteggere i nostri interessi". Del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali agli Usa interessa davvero molto poco]
postato da: pennyroyalTea alle ore 14:53 | link | commenti (11)
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sabato, 25 febbraio 2006

Foto di classe

Daniele fa l'assicuratore da poco più di due anni. Ha un contratto a tempo indeterminato, uno stipendio decente. Certo, il lavoro non è un granché: va tutto il giorno a caccia di clienti e di appuntamenti. In ufficio non sono molto contenti di lui, la sua intraprendenza e la sua capacità di convincere qualcuno a sottoscrivere una polizza sono quasi nulle. Vive ancora con i suoi, di andarsene di casa non ne ha proprio voglia. Non ha passioni particolari, la musica lo annoia, figuriamoci cinema e teatro. Gli piace il calcio, va regolarmente allo stadio a vedere la partita. La sera esce con gli amici, qualche volta gioca a calcetto.

Danilo è disoccupato. Non perché non riesca a trovare lavoro, le qualità non gli mancano. Semplicemente non gli interessa trovarlo. Non ha ancora capito cosa vuole fare nella vita. Dopo la fine della scuola, ha lavorato per qualche mese in un McDonald's, poi è partito per il militare. Da quando è tornato, non ha mai lavorato: i genitori lo mantengono e a lui sta bene così. Ha una ragazza americana che abita da sola e adesso si è trasferito da lei. Le sue giornate trascorrono tra un'uscita con gli amici e una partita alla playstation.

Claudio lavora in un ufficio di geometri o robe simili. Ci è entrato pochi mesi dopo la scuola, anche lui ha un contratto a tempo indeterminato e proprio per questo è stato costretto a partire per il militare.

Luana, che si era diplomata con cento centesimi, aveva provato ad iscriversi a economia e commercio. Le sono stati fatali i primi soldi guadagnati con un lavoro da cameriera: ben presto ha ceduto alla tentazione del "soldo sempre in tasca" e ha lasciato l'università dopo forse un semestre. Ora fa la ragioniera dentro uno studio di commercialisti. Lei è contenta, ha un fidanzato molto più grande e dice di non aver rimpianti.

Manolo fa ancora il militare. Ha cercato di non partire a forza di rinvii, ma non è stato capace di dare nemmeno un esame a psicologia. E' partito da v.f.b., volontario in ferma breve o almeno credo che si dica così. Insomma, gli toccano 18 mesi di naja, ma retribuiti. Quando tornerà ad essere un civile, ha già in mente cosa fare: lavorerà al banco di ferramenta del padre.

Stefano ha provato ad entrare all'Isef dopo la scuola, ma la sua richiesta è stata respinta. Un anno dopo me lo sono ritrovato a Scienze Politiche, ma è durato poco. Ha dato un paio di esami facili, credo Sociologia o roba simile, poi ha lasciato gli studi. Ora fa il maestro di tennis. Ha frequentato i corsi della regione per ottenere non so quale tipo di qualifica e ora è alla ricerca di un lavoro più "professional" come dice lui.

Massimiliano è disoccupato. La mattina si sveglia a mezzogiorno, esce di casa e va a comprare la Gazzetta dello Sport. Dopo una partita alla playstation, si mette a studiare. Il suo studio, sigaretta alla mano, consiste nel trovare i migliori sistemi possibili da giocare alla Snai. La sera esce con gli amici, mi dicono abbia anche una ragazza.

Davide si era iscritto a Economia, poi si è ritirato dopo circa un anno. Ha cominciato a lavorare in un call center e ha capito che la sua vocazione non era certo lo studio.

Daniele ha rischiato di essere incriminato per renitenza alla leva, poi è ovviamente partito anche lui. Il militare lo ha fatto nei Vigili del Fuoco e, alla fine dei dodici mesi, è riuscito ad entrare definitivamente. Ha perso circa dieci chili, il lavoro che fa lo soddisfa e io sono contento per lui.

Claudio lavora da McDonald's. Non ha trovato nulla di meglio, per un periodo ha fatto il segretario nello studio di un avvocato. Poi non so perché se ne è andato. Ha provato a iscriversi a Giurisprudenza, ma non ha avuto successo: si è arenato al primo esame, credo diritto romano o cose simili.

Daniele è ormai completamente bruciato da qualsiasi tipo di droga leggera e pesante possa esistere. La sua vita è la precarietà: trova un lavoro da magazziniere in un supermercato e lo lascia dopo tre settimane. Poi ritorna in corsa. A lui piace così.

Laura si è appena laureata in Economia e Commercio, ma non credo voglia continuare con la specialistica. A quasi 23 anni non ha mai lavorato: i suoi genitori sono separati, ma non le fanno mancare nulla. E' comunque una ragazza sveglia e brillante: qualcosa di buono troverà.
postato da: pennyroyalTea alle ore 19:47 | link | commenti (3)
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martedì, 21 febbraio 2006

Scendo in campo

L'ITALIA E' IL PAESE che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Qui ho imparato, da mio padre e dalla vita, il mio mestiere di imprenditore. Qui ho appreso la passione per la libertà. Ho scelto di scendere in campo e di occuparmi della cosa pubblica perché non voglio vivere in un Paese illiberale, governato da forze immature e da uomini legati a doppio filo a un passato politicamente ed economicamente fallimentare.

Per poter compiere questa nuova scelta di vita, io, PennyRoyal Tea, ho rassegnato oggi stesso le mie dimissioni da ogni carica sociale del gruppo che ho fondato. Rinuncio dunque al mio ruolo di editore e di imprenditore per mettere la mia esperienza e tutto il mio impegno a disposizione di una battaglia in cui credo con assoluta convinzione e con la più grande fermezza.

So quel che non voglio e, insieme con i molti italiani che mi hanno dato la loro fiducia in tutti questi anni, so anche quel che voglio. E ho anche la ragionevole speranza di riuscire a realizzarlo, in sincera e leale alleanza con tutte le forze liberali e democratiche che sentono il dovere civile di offrire al Paese una alternativa credibile al governo delle sinistre e dei comunisti.

Se ho deciso di scendere in campo con  un nuovo movimento, e se ora chiedo di scendere in campo anche a voi, a tutti voi - ora, subito, prima che sia troppo tardi - è perchè sogno - a occhi bene aperti - una società libera, di donne e di uomini, dove non ci sia la paura, dove al posto dell'invidia sociale e dell'odio di classe stiano la generosità, la dedizione, la solidarietà, l'amore per il lavoro, la tolleranza e il rispetto per la vita.

HO FONDATO IL PARTITO DEL BUONISMO. L'inno di questo straordinario movimento politico sarà Dipende degli Jarabe de Palo. Ora, cari concittadini, vi illustrerò quella che, se voi mi accorderete la fiducia, sarà la mia squadra di governo:

- Presidente del Consiglio dei ministri: PennyRoyal Tea
- Interni: Luciano Moggi [per la sua fermezza e per le sue abilità di comando]
- Esteri: Giulio Andreotti [lo abbiamo rubato a quella parte della sinistra che gli faceva la corte]
- Giustizia: Cesare Previti [un gradito ritorno]
- Economia: Sergio Cragnotti [per il suo spiccato senso degli affari]
- Salute: Lapo Elkann [per i suoi studi nel campo delle malattie depressive]
- Beni culturali: Vittorio Sgarbi [chi meglio di lui?]
- Istruzione: Gennaro Ivan Gattuso o Franco Califano
postato da: pennyroyalTea alle ore 22:57 | link | commenti (6)
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giovedì, 16 febbraio 2006

16/02/2005

CONOSCETE quella (molto) vecchia canzone degli 883 che si intitola "Sei uno sfigato"? Beh, sono almeno tre giorni che non riesco a togliermela dalla testa....
La prossima settimana dovrò dare due esami. Lunedì ho la parte orale di Storia e istituzioni dell'Africa, mentre giovedì mi aspetta Sistema politico italiano. Tira un'ariaccia...

Stasera ho staccato da lavoro alle 19 e sono andato a prendere l'aperitivo con Pat e Mister Content. Un negroni e una birra a stomaco vuoto, guidare il motorino fino a casa è stato decisamente meno stressante. Tra l'altro, a Piazza Venezia ho per l'ennesima volta rischiato la vita: quando piove, i sampietrini (il pavè, per chi chiama da fuori Roma) diventano qualcosa di troppo viscido e i tassisti fanno a gara a chi ti taglia meglio la strada. Io li odio.

Per il resto, tutto bene: rido!
postato da: pennyroyalTea alle ore 21:42 | link | commenti (9)
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lunedì, 13 febbraio 2006

MI RESTANO l'amarezza e la frustrazione per qualcosa che una volta funzionava e che ora non riesce più a farlo, i pugni chiusi dalla rabbia, tutte le cose di me che non conoscerai mai. L'amore, quello vero, e una lacrima.

Succede, basta soltanto rendersene conto.
postato da: pennyroyalTea alle ore 00:31 | link | commenti (7)
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mercoledì, 08 febbraio 2006

Amare, anzi amarissime riflessioni...

OGNI VOLTA che dico a una persona che a mio figlio metterei nome Serafino, questa mi guarda come se fossi un alieno. Che c'è di male, scusate?
postato da: pennyroyalTea alle ore 11:54 | link | commenti (8)
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giovedì, 02 febbraio 2006

Nuove sezioni

Ho rimesso nella colonnina di destra le sezioni "Canzone del giorno", "Album della settimana" e "Ultimo film visto". Stavolta prometto di curarle meglio!
postato da: pennyroyalTea alle ore 15:41 | link | commenti (19)
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Tarquinia

DAVANTI CASA DI FOFFO, a cento metri dalla mia, c'era un dosso di terra che io e Fabio usavamo per saltare con le biciclette. Prendevamo la rincorsa e, pedalando con tutte le nostre forze, ci davamo lo slancio. Magari non saranno stati grandi salti, ma quando sei un ragazzino anche le cose più insignificanti ti sembrano storie da raccontare. Ci piaceva sgommare e fare a gara a chi lasciava il segno più lungo sulla terra. Avevamo sempre i gomiti sbucciati.
Vicino al suo lotto c'era il vecchio campo di calcio, un posto particolarmente adatto per queste cose. Una volta, a momenti ci rimetto una mano. Presi la rincorsa e arrivai a frenare proprio a ridosso di una porta: andai a sbattere violentemente contro un palo e, per fortuna, ebbi la prontezza di togliere la mano destra dalla manopola del manubrio. Non salvai però la leva del freno, che si spezzò.


Non eravamo neanche adolescenti, ma l'estate stavamo fuori tutto il giorno. Tornavo a casa soltanto a pranzo e a cena. Il resto era avventura. Le scorciatoie, i campi di pannocchie, le strade asfaltate, guardie e ladri in bici, i cani del pecoraro che ci rincorrevano, le cazzate del figlio del presidente, i deltaplani del campo di volo, le partite a bocce, i "passaggi-e-tiri-in-porta".
 

Fabio sfiorava l'anoressia e aveva una bicicletta fantastica. Era completamente nera, con le cromature dorate e un particolare che la rendeva particolarmente "cattiva": i pedali di metallo. La mia, invece, era una bmx più da ragazzino. Bianca, con uno scomodissimo sellino blu. Da mio padre ci avevo fatto mettere il porta borracce. Ero l'unico ragazzino ad averlo su quel tipo di bici. Un motivo c'era: in un giorno, io e Fabio facevamo una quantita' infinita di chilometri. L'acqua era indispensabile. E a casa di Lele, un altro nostro amico storico, non c'era verso di scroccarne un goccio.

Passavamo pomeriggi interi a casa sua. Che poi, definirla così è ancora un azzardo: casa al mare di Lele consiste in un bagno e una sorta di ripostiglio in muratura, un gazebo adibito a "zona giorno" e due roulotte per la notte. Il resto è tanto tanto giardino. Beh, stavamo lì perché casa sua era un parco giochi. C'era di tutto: il canestro da basket, il biliardo e un autentico calcio balilla da bar che abbiamo devastato. Facevamo tornei a ripetizione, un pò di abilità mi è ancora rimasta. Noi tre, i napoletani, il Bava e il Cambogiano, ogni tanto veniva pure Franceschina.
Le palline del biliardino non erano tutte uguali: c'erano la negra, la supernegra, la mini. Giocavamo anche a cricket in giardino: Lele aveva una sacca con le caratteristiche "portine". Mi sono sempre chiesto come faceva ad averle, scommetto che se l'e' sempre chiesto pure Fabio. Antonio, detto il Milanese, barava sempre a cricket. Aspettava che ci voltassimo per dare un calcio alla sua boccia e avvicinarsi all'ultima porta. Barava anche a Risiko, quando tirava furtivamente i suoi carroarmati sul tabellone, e a carte: memorabili le sue scale taroccate a Pinnacolo, l'uso improprio del jolly e le sue "Napoli" fantasma a tresette. La sportività non era davvero il suo forte. Io ancora conservo il fogliaccio sul quale un'estate scrivemmo i nostri numeri di telefono con l'impegno di chiamarsi durante l'inverno. Impegno mai rispettato, ovviamente, ma tanto l'estate ero sempre sicuro di ritrovarli lì a Tarquinia. Era una tassa: la mattina del 10 giugno finiva la scuola, il pomeriggio dello stesso giorno ero già a casa al mare fino a settembre.


Poi siamo cresciuti. Al gruppo storico si sono aggiunti Atreyo, Gnappa (Danie', non ti arrabbiare) e Giorgio. Poi, piano piano, Emanuele, Stella, il Bello, ZicoPelè, David, Debora, Carletta, Lucertola, Elisona, il Viterbese, il Civitavecchiese, Consuelo, Tania. Ne dovrei nominare molti altri, ma tant'è. Sempre in giro con quei sietti scassati, senza targa e assicurazione. Ci siamo andati pure al Lido chissà quante volte. A San Giorgio c'era il peggio dello scarto del mercato delle due ruote: Sì, Ciao, Boxer, MotoBecane, Peripoli, Wallaroo, Metropolis, Califfone, Yamaha sconosciuti e molti altri cessi gommati. Memorabile un dritto terrificante di Fabio col motorino di Pierluigge nel parcheggio della Lanterna. Da ricordare il graffio chilometrico e la vistosa ammaccatura su una Clio parcheggiata al mare: l'avevo travolta io col mio Sì.
Ce ne sarebbero di cose da raccontare. Di botti, scherzi, risate e tante altre cazzate che sono successe. Magari un giorno scrivo qualcosa.
postato da: pennyroyalTea alle ore 14:46 | link | commenti (6)
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