Pennyroyal Tea

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mercoledì, 25 gennaio 2006

Simpatici berluscones...

R. - Vorrei tanto conoscere Silvio Berlusconi, lui è il mio mito.
PennyroyalTea - Il tuo mito???
R. - Si, certo. Che c'è di male?
Penny - Beh, dico solo che il tuo mito è un massone.

R. - E tu credi che tutti gli altri che fanno parte di quell'ambiente siano santi? Per arrivare a certi livelli devi essere un pò disonesto...
Penny - Lui lo è un bel pò...
R. - E' uno che ha avuto successo in tutto quello che ha fatto, per questo lo ammiro. E poi, ti ripeto, gli altri non sono meno disonesti di lui.
Penny - Mi sembra un luogo comune. Poi, scusa, tu giustifichi una persona disonesta perché rubano anche gli altri? A me pare un ragionamento leggermente superficiale.

R. - Non credo. Poi, da quando governa Berlusconi, l'Italia conta parecchio in Europa e nel Mondo.
Penny - A me, francamente, risulta il contrario. Poi, se per te contare parecchio vuol dire leccare il culo agli Stati Uniti...

R. - Certo, perché noi non avremo mai la loro forza. Io ho il mito degli Stati Uniti: stanno dalla parte del giusto e dall'alleanza con loro potremo solo che guadagnarci.
Penny - A me sembra che stai delirando...

R. - Io sono a favore della guerra, in certi casi. Tutte quelle nazioni lì, Iraq, Iran, sono una minaccia. E' giusto attaccarli.
Penny - E tu credi davvero che il terrorismo sia una minaccia e che la guerra sia stata fatta per difenderci? A me risulta che la prepotenza occidentale, in passato, sia stata tutto fuorché di aiuto allo sviluppo e alla vita di certi popoli.
R. - E che vuol dire? Tutti, anche noi, abbiamo avuto i momenti difficili, ma poi ci siamo ripresi. Lo facessero anche loro. Basta parlare del passato. Bin Laden, Saddam, i musulmani ci odiano, guarda cosa è successo l'11 settembre. Vuoi che tutto questo si ripeta ancora?
Penny - R., lo sai quanti cittadini iracheni c'erano nel gruppo degli attentatori alle Torri Gemelle?
R. - No, non lo so.
Penny - Nessuno, non ce ne era neanche uno.

R. - Si, ma la guerra è stata giusta, loro sono diversi da noi e avrebbero sicuramente continuato a minacciarci.
Penny - Perfetto, allora facciamo la guerra a tutti quelli che sono diversi da noi. E non è vero che quelle popolazioni sono tutte uguali: in Iraq, ad esempio ci sono tre grandi gruppi, i sunniti, gli sciiti e i curdi, che sono molto divisi. Sono come cane e gatto.
R. - Ti ripeto, la guerra è stata giusta. Loro sono diversi da noi e sono una minaccia. Se sono tanto stupidi da farsi abbindolare da un dittatore è giusto attaccare.
Penny - Allora, guarda, mi sa tanto che il prossimo bersaglio saremo noi.

[n.b.: è una chiacchierata avvenuta sul serio]
postato da: pennyroyalTea alle ore 12:20 | link | commenti (29)
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martedì, 24 gennaio 2006

LoveHate Tragedy

IL PROBLEMA NON è la finta lite tra Zequila e Pappalardo, siparietto di stampo mafioso male interpretato da due falliti che volevano farsi pubblicità.

Il problema della tv, quello vero, è che un programma come Domenica In, nel bel mezzo del pomeriggio, ospitava (e non è una una novità) una sorta di talk show che vedeva nel ruolo di opinionisti Monica Setta, Ivan Cattaneo, Rocco del Grande Fratello, Carmen Di Pietro e don Antonio Mazzi, giusto per citare quelli che sono riuscito a riconoscere.

Domenica In è stata una trasmissione storica della Rai. Una volta trovavano spazio abitualmente personaggi come Enrico Montesano, Carlo Verdone, Alberto Sordi e Gigi Proietti.
Io non posso credere che la gente si accontenti di vedere cafoni, mignotte e papponi.
postato da: pennyroyalTea alle ore 15:01 | link | commenti (1)
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Ken Park [parte II]

[parte I]

MICHEAL SALI' RAPIDAMENTE
le scale fino al primo piano, entrò nella sua stanza e chiuse la porta a chiave. Pensava ancora a suo nonno, a come aveva cercato di fregarlo e a come stavolta aveva scoperto l'inganno. Si stese sul letto e accese la tv. Non c'era granché da vedere: programmi per bambini e rotocalchi. Sul canale dello sport davano una partita di tennis femminile. Non cambiò. Si affrontavano una russa e una tedesca in un match tiratissimo di chissà quale torneo.
Una volta aveva conosciuto dei ragazzi di Amburgo. Erano arrivati in città ospitati per due settimane da alcuni suoi amici che partecipavano al piano scolastico di scambio culturale. Lui non aveva potuto farlo perché la nonna non voleva estranei in casa. Non che gliene importasse più di tanto. Dei cinque ragazzi tedeschi, Micheal aveva fatto amicizia con Karl, ospite di Mark Eizinger. Era un ciccione di un quintale appassionato di pesca. Con il suo inglese approssimativo e biascicato, parlava di esche finte, mulinelli e galleggianti. Micheal non aveva alcun interesse per l'argomento. Anzi, pensava che pescare per hobby fosse una perdita di tempo: non riusciva a capire il divertimento nello stare ad aspettare per ore che un pesce abboccasse a uno stupido amo. Solo che rimaneva ad ascoltarlo. Se un giorno fosse naufragato su un'isola deserta, quelle chiacchierate gli sarebbero servite. Ovviamente tutto questo non sarebbe mai accaduto, ma a lui piaceva pensare così.

La partita, intanto, era arrivata al terzo set, quello conclusivo. Micheal aveva assistito alla parte finale del primo e a tutto il secondo. Quello sport non lo aveva mai annoiato così tanto. C'era però qualcosa che teneva vivo il suo interesse. La russa, una moretta con i capelli tagliati corti, usava accompagnare ogni colpo con un "Ahh" piuttosto prolungato. C'era da scommettere che, se Micheal avesse alzato il volume della tv, i suoi nonni avrebbero pensato che stava guardando un film porno.
Quel gridolino, sommato allo sforzo fisico dello spingere oltre i cento chilometri orari una pallina di poche decine di grammi, rappresentava per lui qualcosa di estremamente erotico. Cominciò a toccarsi. Pensava alle russe, alla vittoria sul nonno, alle esche finte; i movimenti si facero mano mano più frenetici. Stava per raggiungere il colmo dell'eccitazione quando si alzò dal letto e prese dal cassetto dell'armadio la cravatta verde della divisa scolastica. Assicurò un'estremità alla maniglia della porta e si passò l'altra attorno al collo stringendo forte e intanto si mise a sedere per terra. Respirava a malapena. Finì di masturbarsi e dopo qualche istante arrivò l'orgasmo tra affanni e colpi di tosse. Era diventato paonazzo in viso.
Pensò che del sesso non gli importava. Gli capitava spesso quando finiva di masturbarsi, era una sensazione che durava solo un istante. Allentò il nodo della cravatta sciolse del tutto quello che aveva assicurato alla maniglia. Prese un fazzoletto per pulirsi e finì di vedere la partita.

[continua]
postato da: pennyroyalTea alle ore 14:29 | link | commenti (2)
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martedì, 17 gennaio 2006

Fobie

CI PENSAVO STAMATTINA. In questo post cercherò di riconoscere e denunciare le mie manie. Tutti ne abbiamo, io ne ho scelte cinque. Spero che mi aiuterete a trovarne altre.

Ecco le cinque fobie ufficiali di Pennyroyal Tea

- mi assicuro sempre di aver chiuso i rubinetti di acqua e gas prima di andare a dormire

- mi gratto le palle rigorosamente con entrambe le mani

- controllo di aver chiuso la macchina dopo averla parcheggiata

- ripasso fino a dieci secondi prima di un esame

- verifico accuratamente l'integrità del preservativo dopo aver trombato
postato da: pennyroyalTea alle ore 13:37 | link | commenti (8)
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lunedì, 09 gennaio 2006

La pubblica gogna

18
postato da: pennyroyalTea alle ore 20:52 | link | commenti (15)
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venerdì, 06 gennaio 2006

Ken Park [parte I]

TOLSE LE LETTERE dal sostegno di plastica sicuro di avere pronto un bel colpo. - Medicina, me-di-ci-na -. Facevano 39 punti, considerando l'uso di una casella jolly. Posizionò le tesserine in sequenza sul tabellone, sporgendosi in avanti con la sedia. Stava vincendo. Il nonno era secondo a quasi trenta lunghezze di distacco, la nonna ancora più distante. - Ora voglio proprio vedere se riesci a recuperare -, disse Micheal guardando dritto negli occhi il padre di sua madre. L'aria, nel soggiorno, si era fatta pesante: ogni volta che loro tre giocavano a Scrabble, lo Scarabeo, finiva sempre così. Micheal ci metteva il piacere perverso di umiliare il nonno, un uomo di 74 anni, in presenza della moglie. Viveva con loro, in quella villetta in un tranquillo quartiere residenziale, da cinque anni: i suoi genitori morirono quando ne aveva undici.

L'uomo guardò sconsolato le lettere che aveva a disposizione: una lunga serie di consonanti e due "i". Non era facile creare qualcosa di buono e gli incroci del tabellone non sembravano venirgli proprio in aiuto. Pensò per qualche istante. Si passò la lingua tra i denti per assicurarsi che la protesi fosse ben salda alle gengive poi scelse una "s", una "i" e una "p" e le incastrò a un'altra "i": "sipi". - Sono otto punti -, disse il nonno con semplicità. Il nipote, incredulo, sbottò: - Che razza di parola è sipi? Non esiste -.
- Certo che esiste - replicò il nonno, cercando di infondere sicurezza alla sua voce.
- Ah sì? E allora dimmi, che cosa sarebbe un "sipi"?
- Il sipi è un osso - disse il vecchio - è un osso che sta nella zona del bacino.
- Non ti credo, sei un bugiardo e un baro - gridò Micheal.
La nonna cercò di aiutare suo marito - E' vero, il sipi è un osso: ne parlavano qualche giorno fa in televisione, lui non è un baro.
- Non sto barando -.
- Ok - continuò Micheal - adesso cercherò sipi sul vocabolario. Se esiste, dovrà pur esserci, no?
Prese il dizionario, le sue tavole della legge, e cominciò a scorrere rabbiosamente le pagine fino alla lettera "s". - Sipario... Ecco qua, non c'è nessun sipi. Avevo ragione io, sei un baro, nonno.
I vecchi si guardarono attoniti. Micheal ormai era il padrone della casa. - Hai barato e tu, nonna, lo hai assecondato: per questo vi squalifico entrambi e mi dichiaro vincitore della partita per gravi irregolarità degli avversari -. I due erano diventati complici: non replicarono.

Incrociò soddisfatto gli occhi di suo nonno, si alzò dalla sedia e ritornò in camera sua continuando a inveire. Il vocabolario lo aveva portato con sè. Si sentiva come Mosè sul monte Sinai. Micheal se ne era andato da vincitore, a testa alta, come tutti i pomeriggi in cui giocavano a Scrabble.

[continua]
postato da: pennyroyalTea alle ore 15:38 | link | commenti
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martedì, 03 gennaio 2006

2006

GLI ANNI PARI, di solito, sono quelli che mi portano maggiore fortuna. Ho passato un 2005 schifoso: salvo soltanto poche cose.
Sento di avere ancora tanto da fare, da dire e da dimostrare. Però sono forte. Cazzo, io mi sento proprio forte.
postato da: pennyroyalTea alle ore 14:29 | link | commenti (4)
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