Pennyroyal Tea

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mercoledì, 28 dicembre 2005

Pietro e Vincenzo

Il giorno della Vigilia sono andato a salutare mia nonna che vive nella zona di Pineta Sacchetti. Normale amministrazione di buon nipote ossequioso e bramoso dei frutti che ogni anno ci regala l'apertura del dindarolo. Casa di mia nonna è il posto più umido che io conosca. Suo padre la tirò su durante il ventennio fascista, utilizzando materiale di scarto delle altre abitazioni. Andava per le case diroccate e sceglieva le parti riciclabili. Nonostante tutto, sta ancora in piedi. Le finestre sono tutte diverse, così come le porte, basse e strette. Mia nonna, che arriva a malapena al metro e sessanta, le traversa senza problemi. Io, invece, devo prestare qualche attenzione in più. Ero andato in bagno a lavarmi le mani prima del pranzo. Uscendo, come al mio solito sovrappensiero, diedi una zuccata fortissima alla mostra della porta. Dopo aver bestemmiato in tutte le lingue del mondo, tornai a tavola massaggiandomi con cura la parte indolenzita. Mia nonna, mentre versava nei piatti pasta e fagioli, mi disse che anche nonno sbatteva sempre la testa in quel punto.

Di mio nonno Vincenzo non posso avere ricordi. Morì nell'estate del '66, quando mio padre non aveva ancora compiuto 18 anni. Faceva il vigile urbano e, infatti, l'unica sua foto che ho visto è quella in divisa. La stessa che c'e' sulla lapide al cimitero. Non so che voce aveva, che tipo di persona fosse. In famiglia, si è sempre parlato poco di lui: papà non è un tipo a cui piace raccontare queste cose.

La figura del nonno è quella che, nell'età adolescenziale, mi è mancata più di tutte. Pietro, il padre di mia madre, se ne andò quando avevo solo sette anni. Di lui ho una serie di immagini e situazioni  disordinate. Era laziale e leggevamo insieme il Corriere dello Sport. Girava le pagine bagnandosi prima la punta dell'indice con la lingua, un gesto che da piccolo non riuscivo proprio a spiegarmi. La domenica mangiavamo sempre a casa sua, con mia nonna che preparava il pranzo per tutti: lui scendeva da "Pepe", il bar all'angolo, a comprare le pastarelle, questo me lo ricordo bene. Era un bonaccione, a Roma diciamo così.

Ma la cosa che ho più impressa nella mente è la serata di Italia-Argentina, semifinale dei Mondiali del '90. Eravamo tutti a casa mia a vedere la partita in salone. Segnò Schillaci, come sempre, ma la Nazionale perse ai rigori dopo una partita tiratissima. Mio padre inveiva ad alta voce contro i napoletani che avevano tifato tutto il tempo per l'Argentina. Mio nonno, invece, se ne stava zitto davanti alla tv a guardare quei maiali di Maradona e Goycochea mentre esultavano per la qualificazione alla finale. Non disse neanche una parola. Ricordo bene anche quando mia madre mi disse che era morto, dopo poco più di un anno.

Avrei voluto andare allo stadio con lui, discutere di Roma e Lazio alzando la voce. Giocare a tresette e, magari, barare per farlo sentire rincoglionito. Mi sarebbe piaciuto ascoltare le sue storie sulla guerra, i racconti della resistenza contro i tedeschi. Lo avrei contraddetto, per gioco, per il gusto di prenderlo in giro. Scommetto che ci saremmo divertiti.
postato da: pennyroyalTea alle ore 12:09 | link | commenti (8)
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lunedì, 26 dicembre 2005

Intervista doppia

"Se ho commesso errori in vita mia? Sì, come tutti gli uomini".
Fidel Castro dal film Comandante di Oliver Stone.

"In questi cinque anni di governo, non ho mai sbagliato. Nemmeno una volta".
Silvio Berlusconi il 19 dicembre a Porta a Porta.
postato da: pennyroyalTea alle ore 20:46 | link | commenti (2)
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venerdì, 23 dicembre 2005

Mostra fotografica



Dagniele e PennyroyalTea provano i piaceri dell'accoppiamento animale...




Penny, Stefano e Dagniele



Chitarre







Culo anonimo



Mixer, birra e Cif





Domenica mattina
postato da: pennyroyalTea alle ore 11:59 | link | commenti (6)
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martedì, 20 dicembre 2005

Weekend alcolico

RICORDERO' L'ANTIDROGA e l'espressione del finanziere quando gli ho detto che faccio il giornalista. Le curve, interminabili, della Salaria. Ricorderò Favalanciata e Quintodecimo. Il freddo, quello vero, la veduta del paese e i presepi. Ascoli, Piazza del popolo, piazza Arengo (non mi ricordo se si chiama così), il 3 che "porta dalla Stazione Trastevere a Piazza Thorwaldsen". Il tizio del bar sotto casa di Stefano e Franco. Le foto di Costantino Rozzi con il Papa. La partita a biliardino. Il campari liscio e il campari con il succo di pompelmo. Lo stadio Del Duca, il capannone e le fighe appese sulle pareti. La stanza dove suonavamo, la batteria. I fischi delle casse.

Ricorderò la birra mentre si suonava. La birra mischiata al caffè. Le cazzate durante le prove, le risate. I cenni d'intesa, gli stacchetti riusciti male, le urla. Ricorderò la Salaria ghiacciata. Gli amari. Acquafresca, Acquapendente o Acquasanta: oddio, non mi ricordo come si chiama. Il bancomat che ti frega i soldi, la frittata di ricotta della madre di Stefano e il "brillocco".

Mi ricorderò della stufetta valvolare in camera che faceva un rumore impressionante, i diciotto salami di cinghiale gentile omaggio di Clemente. Lo Jagermaister e l'amaro MonteAverna. Ricorderò la "passerina" e il "calzolaio". Il vino, la birra e ancora i campari alle tre del pomeriggio. I bar di Ascoli. Lo zoom che non riuscivo a far funzionare, la cover di Baby one more time. "Stai attento alle zone d'ombra".

La foto di me e Daniele mentre ci inculiamo le caprette del presepe. La barista buona in video, ma pessima in audio. La Micra coperta di neve. Il ghiaccio sul vetro raschiato con la tessera di Feltrinelli. I fucili. Daniele che non prendeva sonno. I campari. Ricorderò la nevicata di sabato pomeriggio, la Salaria fatta di seconda per paura delle strade ghiacciate. "A noi della partita non ce ne frega un cazzo: SCONTRI, SCONTRI!". Le frittelle con i tartufi. Le risate. Il sole che ti acceca, Casaprota. "Here we are, CASAPROUTAAAA". "Io mi curo con le erbe". Ricorderò "Chiamiamoci i Mister Convenienza".

Ricorderò la battaglia a palle di neve, la firma con dedica sul biglietto di auguri di una ragazza sconosciuta che festeggiava i 18 anni. Rudi e consorte. La signora del bancone, i nove cocktail pagati nove euro. Il J&B e Coca Cola. Il whiskey e Coca. Il dj burino, "Dai che la torta si struglia". Il Tabù di Centrale (AP). L'aria calda sui piedi bagnati. La Jackson col ponte mobile. Le riprese storte di Franco. Io che suono la batteria.

Il fuoco acceso, le braciole che non ci siamo mai cucinati. I cappuccini non pagati, la piazzetta di Quintodecimo. Le (tante) scale e i cani che ti seguivano. I "cumpà". Il Corriere Adriatico, i campari. La neve di domenica mattina. L'acqua del bagno che "neanche il frigorifero di casa mia ghiaccia così". "Tu scendi dalle stelle" cantata da Daniele con il mio sottofondo di zampogna. I campari... i tanti campari.
postato da: pennyroyalTea alle ore 15:21 | link | commenti (7)
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venerdì, 16 dicembre 2005

Saluti

Weekend alcolico, sto arrivando! Ci si sente lunedì!
postato da: pennyroyalTea alle ore 12:51 | link | commenti (4)
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mercoledì, 14 dicembre 2005

Qualunquismi

Qualunquismi di un uomo qualunque che vuole fare del qualunquismo.

In altre parole, il blog di Nicola Sangiorgio.

Benvenuto Nik!

postato da: pennyroyalTea alle ore 19:20 | link | commenti
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Spirito di emulazione

Il ministro della Difesa, Antonio Martino, va in giro a dire che il boom dell'ultimo periodo nella richiesta di arruolamenti volontari nell'Esercito è causato dal ritrovato amore degli italiani per le Forze Armate. Missioni come quelle in Iraq e la tragica strage di Nassiriya, dice sempre il membro dell'Esecutivo, hanno riavvicinato la gente ai militari.

Più che l'amore verso un lavoro tutt'altro che gratificante e la vita di caserma (dove "si dorme con un branco di uomini che russano e si viene svegliati da un cazzone che suona la tromba", direbbe Charles Bukowski), i giovani italiani si sono riavvicinati all'Esercito per sfuggire al precariato: la carriera militare è oggi una della poche in grado di darti uno stipendio più o meno fisso. E il discorso non vale solo, come accadeva in passato, per quei ragazzi che non hanno un titolo di studio.

Per il resto, niente di nuovo. Ieri sera ho visto per la prima volta Kill Bill vol. 1: è davvero un gran bel film, Tarantino resta una garanzia. Finito di vederlo, però, mi è venuta voglia di entrare a far parte della Yakuza. Dio mio, e se avesse ragione Martino?

postato da: pennyroyalTea alle ore 13:56 | link | commenti
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martedì, 13 dicembre 2005

Tornando a casa

STAVO TORNANDO a casa in macchina dall'Hilton di Fiumicino. La festa di Natale per i dipendenti dell'hotel, dove mi ero imbucato grazie a un mio amico che lavora lì, era finita da poco. Avevo la giacca e la camicia macchiate di vino rosso, un ciccione ubriaco che non conoscevo me ne aveva rovesciato addosso un bicchiere in uno dei tanti brindisi.
Ero in macchina, dicevo, sull'interminabile rettilineo dell'autostrada libera. Con la vista annebbiata dall'alcool più che dal sonno, viaggiavo in tranquillità sui 120. Ascoltavo la radio, una stazione fissa, sarà stata Radio Rock. Non avevo la forza per aprire la custodia dei cd, sceglierne uno, inserirlo nel lettore e rimettere poi tutto al suo posto.

Non mi ricordo a cosa stessi pensando in quel momento, probabilmente alla musica, all'università che procede a rilento, forse a Flavia. Tutto d'un tratto, alla radio cominciano a passare Vivere di Vasco Rossi. E la prima reazione che ho avuto è stata quella di non cambiare stazione, di lasciarla suonare nonostante l'avessi sempre considerata una canzone modesta. Ma di cercare altro proprio non avevo voglia. Quindi ho lasciato che Vasco mi accompagnasse a casa. Guardavo avanti e canticchiavo. Intanto il cielo stava diventando di nuovo nuvoloso. Non ti viene da ridere quando la luna è coperta? A me, sì!
postato da: pennyroyalTea alle ore 16:54 | link | commenti (16)
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lunedì, 12 dicembre 2005

Ahhhhhhh!
postato da: pennyroyalTea alle ore 09:38 | link | commenti (2)
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sabato, 10 dicembre 2005

Esonero di Storia dell'Africa

DOPO UN INTERMINABILE appello di 198 nomi cominciato alle 08.55, il professor G. fece cominciare finalmente l'esonero scritto di Storia e Istituzioni dell'Africa tra il malcontento degli studenti presenti nella famigerata aula SA.

Non so come sia andata, ma già mi vedo mentre leggo il voto del test in bacheca: 20. Spero di sbagliarmi. Adesso posso finalmente tornare a suonare la chitarra dopo una settimana di inattività!
postato da: pennyroyalTea alle ore 11:40 | link | commenti (2)
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mercoledì, 07 dicembre 2005

Aiuti umanitari made in Usa

UN ANNO FA, la forza devastante dello tsunami uccise quasi 288.000 persone nei paesi del sud-est asiatico. Il disastro naturale più tragico degli ultimi cento anni monopolizzò inevitabilmente l'attenzione dei giornali per oltre un mese. Da tutto il mondo, arrivarono aiuti umanitari per fronteggiare un'emergenza drammatica: si calcola che oltre cinque milioni di persone restarono senza una casa. L'intervento umanitario promosso dagli Usa (tra l'altro, neanche così massiccio facendo una proporzione con i generi di prima necessità inviati da altri stati meno ricchi) trovò ampio risalto sui giornali statunitensi. Non è accaduto lo stesso per quanto riguarda i veri motivi che spinsero gli americani ad intervenire in soccorso delle popolazioni in difficoltà. L'amministrazione Bush colse la palla al balzo per rinforzare o creare ex novo alleanze militari con le potenze militari locali e cominciare così a disseminare le sue basi per tutta la regione dell'Oceano Indiano.

L'interesse di limitare la forza economica e militare cinese passa inevitabilmente per il controllo dell'area. Nei mesi seguenti lo tsunami, gli Usa riattivarono la base di Utapao, in Thailandia, utilizzata a lungo durante la guerra del Vietnam. Sempre durante quel periodo, Washington ripristinò gli accordi di cooperazione con la stessa Thailandia, le Filippine, Singapore e lo Sri Lanka. Così facendo, gli Usa hanno considerevolmente aumentato la loro influenza sullo Stretto di Malacca, uno snodo fondamentale per i trasporti marittimi asiatici sul quale la Cina esercita una certa influenza. Da qui passa circa il 90% della fornitura petrolifera destinata al Giappone. Operazioni portate avanti nonostante la diffidenza dei governi di Indonesia e Malaysia. E proprio il paese musulmano più popoloso del mondo e nemico storico di Pechino è destinato a giocare un ruolo fondamentale secondo i piani statunitensi: l'amministrazione Bush intende infatti normalizzare i legami militari con Giacarta. Un progetto ribadito anche da Paul Wolfowitz, sottosegretario alla Difesa e uno dei più estremisti falchi neocon americani, che lo scorso gennaio si recò in visita proprio nella capitale indonesiana.

Ma non è tutto. Oltre alle basi in Sri Lanka (a Trincolmalee e Galle), Tio Sam può contare su quella di Diego Garcia, piccolissima isola che fa parte del Territorio Britannico dell'Oceano Indiano. Proprio questa base venne affittata dagli inglesi agli americani nel lontano 1966 per cinquanta anni. Il suo ruolo strategico, la sua importanza per quanto riguarda la presenza americana nel Mare Arabico e nell'Oceano Indiano, è vitale. Il contratto di affitto scadrà tra 11 anni e gli Usa non possono permettersi il rischio di restare senza alterntative.

Non so voi, ma tutto questo mi ricorda una storia accaduta circa sessant'anni fa. Parla di un continente in crisi e di una nazione che voleva a tutti i costi espandere la sua forza militare ed economica.

se volete saperne di più, visitate Project Censored.org
postato da: pennyroyalTea alle ore 16:05 | link | commenti (3)
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