"LA VIA DELLA FEDE", "Un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore", "La mia vita. Autobiografia", "Senza radici. Europa, relativismo, cristianesimo, Islam", "Europa. I suoi fondamenti oggi e domani". Nel reparto libreria di un grande supermercato romano dove sono stato ieri mattina, cinque volumi firmati da Joseph Ratzinger egemonizzavano lo spazio sugli scaffali, battendo di gran lunga per quanto riguarda la visibilità concessa le pubblicazioni dei comici di Zelig e i best-seller di Dan Brown o Faletti. Senza contare poi che, oltre ai libri scritti direttamente da papa Benedetto XVI, c'erano almeno due o tre biografie diverse sulla sua vita.
In attesa che qualcuno mi aiuti a capire chi intasca i proventi dei libri firmati dal Pontefice e in quale modo vengono utilizzati, preferisco non dare giudizi affrettati o parlare a sproposito. Ma a pensare male, molto spesso, non si commette peccato...
MILANO, BOLOGNA E ANCORA MILANO. Storie di cronaca simili di giovani aggredite e stuprate da extracomunitari sotto gli occhi impauriti dei loro ragazzi, tenuti a bada grazie alla minaccia delle lame. Storie di vigliaccheria, che negli ultimi giorni hanno stravolto (è proprio il caso di dire così) la mia coscienza di ventiduenne multiculturalista e garantista convinto. E da sempre.
Lo confesso: davanti a notizie così brutali non so come pormi, cosa pensare. Vorrei non lasciarmi trasportare dall’emotività, da quell’istinto forcaiolo e vendicativo che subito ti fa pensare “Per certa gente non basterebbe la pena di morte”. Una persona in grado di essere chiamata tale non potrebbe mai concepire un crimine così efferato, così umiliante per chi lo subisce. Un fattore che mi spaventa, oltre all’atrocità, è la premeditazione e l’organizzazione meticolosa di questi agguati. Mi fa paura la sfacciataggine di chi li compie, l’assoluta mancanza di condizionamento ambientale.
E gli ultimi tre casi di cronaca vedono come protagonisti, per l’appunto, extracomunitari. Per questo dico che il mio multiculturalismo vacilla. Sia ben chiaro, fatti di questo tipo non sono triste appannaggio degli stranieri che vivono nel nosto Paese, visto che in passato anche italiani se ne sono resi protagonisti (alcune settimane fa ascoltai al telegiornale di una ragazza di Pescara violentata dal suo ex e da un complice). Ma una cosa è chiara: in Italia è reale il problema della convivenza con gli extracomunitari e va affrontato al più presto. Si sta correndo il rischio di regalare consensi preziosi alla destra xenofoba. In quella zona dove la coesistenza si fa sempre più difficile (nel nord-est in particolar modo) sono tanti i delusi dalle istituzioni che ormai considerano l’odio e l’intolleranza come unico strumento utile per combattere l’immigrazione. Ma questo non è possibile e si deve intervenire al più presto.
Bisogna essere rigorosi nel perseguire i reati e, in una sorta di legge del contrappasso, chi ha sbagliato dovrà essere punito severamente. Ma con i provvedimenti previsti dal nostro ordinamento. E non con le proposte raggranella voti della Lega come la castrazione chimica. E' fondamentale, poi, essere altrettanto rigorosi nell’evitare che certi fatti di cronaca siano facilmente strumentalizzati da chi considera da sempre gli extracomunitari un problema a prescindere. Detto questo, c’è però da notare che l’Italia, negli anni, ha dimostrato di sapere accogliere gli stranieri, integrandoli all’interno della propria società.
Ma un punto fondamentale non va dimenticato: chi arriva con l’intenzione di continuare a svolgere attività criminali che già portava avanti nel suo Paese di origine o di “arruolarsi” negli eserciti della nostra malavita organizzata, ospitalità non la merita affatto. Questi personaggi disonorano e al tempo stesso mettono in pericolo (si veda la “caccia all’albanese” di qualche giorno fa a Varese) i migliaia di extracomunitari che in Italia vivono serenamente e nel pieno rispetto delle nostre leggi e delle nostre tradizioni.
NELL'UFFICIO POSTALE del mio quartiere, hanno installato due file lunghissime di sedie per permettere di aspettare in tutta comodità l’arrivo del proprio turno. Niente di strano, se non fosse che queste file sono posizionate parallelamente, una dietro l’altra, formando una piccola tribuna. Chi sta seduto ha la possibilità di guardare l’impiegato dritto negli occhi. Così, durante l’attesa, può caricarsi d’odio nei confronti di chi sta dall’altra parte del bancone. “Sono troppo lenti”, “Non hanno voglia di lavorare”, “Perché TU, STATO…”, “Sono cose che si vedono solo in Italia”, questi i lamenti più consueti della gente impaziente. Una nenia. Ed è singolare notare che, nonostante cambino gli attori, le scene si ripetano in maniera quasi rituale.
C’e’ il pensionato che, copia del Messaggero sotto braccio, si fa il portavoce dei disagi degli astanti e sfida apertamente gli impiegati denunciando disservizi e scarso impegno sul lavoro. Arriva poi il turno della signora che vorrebbe pagare con la carta bancomat, anziché con i contanti, e puntualmente ha dimenticato il codice segreto, bloccando lo sportello per almeno un’ora. Ci sono poi quelli che, facendo finta di confondere la fila, provano a fregarti il posto. E, infine, una categoria che personalmente detesto: i ritardatari, quelli che non si accorgono della chiamata del loro numero e si presentano un quarto d’ora dopo con la pretesa di essere serviti ugualmente.
Un ufficio delle Poste Italiane si trasforma allora in un casino, nel senso più volgare del termine. La malafede e la voglia di abbindolare gli altri con lo scopo di guadagnare pochi minuti prendono il sopravvento sulla coscienza delle persone. Da un po’ di tempo, quando vado alla posta, mi metto in un angolo e osservo gli altri. I loro sguardi sono frettolosi, i loro piedi battono freneticamente a terra. Certa gente non è capace di rispettare una coda aspettando il proprio numero.
Detto questo, volevo manifestare tutta la mia solidarietà agli impiegati del mio ufficio postale: complimenti per la pazienza.
dal sito Repubblica.it
"La Costituzione fa risalire al popolo il potere reale e anche la giustizia, secondo appunto la Costituzione, è amministrata in nome del popolo come hanno stabilito i padri costituenti. Il magistrato quindi deve sentenziare secondo il comune sentire del popolo sapendo interpretare quello che, in un dato momento storico, è il sentimento popolare" (Roberto Castelli, ministro della Giustizia, 8 febbraio 2005).
In tutta franchezza, ma come si fa a dire queste minchiate?
ALLE 19 DI IERI SERA, EMILIO FEDE RIDEVA. Visibilmente soddisfatto per il mancato raggiungimento del quorum nel referendum sulla procreazione assistita, il “direttore” del Tg4 si riempiva la bocca di iperboli in onore dell’amato Silvio. Parlava di fiasco, di disfatta del centrosinistra (ignorando che autorevoli esponenti della Casa delle Libertà come Gianfranco Fini si erano recati alle urne). Un momento che aspettava da settimane, da quando cioè il centrodestra incassò una sconfitta difficile da digerire alle ultime elezioni regionali.
E intorno alle 19 di ieri il prono Fede, per indottrinare ancora di più il suo pubblico, utilizzava come si fa con il pendolo di un ipnotizzatore una schermata arancione con la scritta in giallo a caratteri giganti “Referendum, percentuale votanti: 25%. Costo: 700.000.000.000 Lire”. Imputava ai leader della sinistra uno spreco senza precedenti: 700 miliardi di lire (l’uso della vecchia moneta è tutt’altro che involontario) per il referendum più inutile della storia della Repubblica, come amava definirlo. E nel frattempo, sul maxischermo che gli faceva da sfondo, due gemelle maggiorate ridacchiavano e biascicavano parole incomprensibili in attesa di poter leggere (male) le previsioni del tempo.
Ancora una volta, il “direttore” ha perso un’occasione per restarsene silente e fare bella figura. Il referendum abrogativo, oltre che fonte del diritto e atto avente forza di legge, è l’istituto di partecipazione popolare con il quale il corpo elettorale dà attuazione diretta al principio democratico. E’ l’unico strumento che abbiamo per intervenire senza intermediari sul testo di una legge. E l’astensionismo predicato nei giorni scorsi è secondo me una grave mancanza di rispetto verso gli oltre cinquecentomila elettori che hanno firmato per richiederlo. Ma d’altro canto si sa, i fiancheggiatori del governo sono in prima linea anche nella battaglia più ambiziosa di Berlusconi, quella contro le istituzioni del nostro Paese. Le frecciatine al Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, gli attacchi frontali alla magistratura e le riforme costituzionali portate avanti a colpi di maggioranza sono soltanto alcuni esempi delle prodezze di chi ci governa.
E per il futuro l’Esecutivo ha già in mente una soluzione alternativa ai referendum: visto il buon esito della sperimentazione nei programmi della De Filippi e nei reality, si voterà da casa grazie agli sms. Le elezioni, infine, si chiameranno sfide.
A TUTTI I MORALISTI DELL'ULTIMO MOMENTO. A quelli attaccati alle sottane dei cardinali. A chi non ha votato perché sicuro del fatto che il quorum non sarebbe stato raggiunto e il suo voto non avrebbe cambiato nulla. Ai cattolici bigotti. A tutti quelli che non si sono informati sul referendum. A chi ieri ha preferito andare al mare e oggi non ha fatto in tempo a votare. A quelli che "Io, veramente, non me la sento". Ai presidenti di Camera dei Deputati e Senato. Agli inutili ministri Giovanardi e Matteoli. A Francesco Rutelli e a tutti i partiti che hanno predicato l’astensionismo.
Un sincero ringraziamento dalle migliaia di coppie che, almeno in Italia, non potranno ricevere l’assistenza adeguata per poter avere figli. E grazie anche per aver bloccato la ricerca sulle cellule staminali e le malattie degenerative nel nostro Paese.
TERMINATA LA SECONDA GUERRA MONDIALE, alcuni membri dell’esercito nazista vennero processati a Norimberga dal Tribunale Militare Internazionale istituito dalle nazioni vincitrici. I militari, accusati di gravi crimini contro l’umanità, si difesero sostenendo di aver agito soltanto perché costretti ad obbedire agli ordini dei loro superiori. Ma la corte, con un provvedimento inedito, scelse di ritenere queste motivazioni insufficienti. Da allora, i soldati hanno sì il dovere di rispondere positivamente alle disposizioni dei comandanti, ma hanno anche la possibilità di opporsi nel momento in cui l’ordine ricevuto violasse apertamente la legge o il rispetto dei diritti umani.
E spinto da questo principio, Pablo Paredes, ex militare della Marina statunitense, decise di rifiutare di partire per l’Iraq. Paredes è un giovane ispanoamericano di New York che, una volta terminate le scuole superiori, scelse di rinunciare al college per via degli elevati costi per l’istruzione negli Usa. Fu così che si arruolò nell’esercito. Durante l’addestramento, però, Pablo cominciò rapidamente a cambiare opinione sulla guerra in generale: in lui maturò la spinta all’obiezione di coscienza. Proprio per questo, quando fu chiamato per partire per Baghdad lo scorso dicembre, pensò che lo stessero costringendo ad andare contro i suoi principi e si rifiutò di prendere parte alla spedizione. “Quando mi sono arruolato – spiega Paredes -, non avrei mai e poi mai pensato di dover combattere contro qualcuno che a noi non aveva mai fatto nulla. Ritengo illegale la guerra contro l’Iraq”.
La scelta di disobbedire fu chiaramente sofferta e gli costò il processo davanti alla corte marziale, oltre che la perdita del lavoro. Il 4 maggio la sentenza del tribunale: due mesi con la condizionale e novanta giorni di lavoro duro senza confino, un verdetto pesantissimo. Ora Pablo spera nell’appello. Al suo caso si è già avvicinata Amnesty International.
NEL SUO ARTICOLO pubblicato sul Corriere della Sera di venerdì 3 giugno, Oriana Fallaci argomenta le ragioni che la spingono all'astenersi dal voto al referendum sulla fecondazione assistita di domenica e lunedì. Con voli pindarici di assoluto effetto, la scrittrice passa in rassegna temi che collega (e scollega) con disinvoltura: inseminazione artificiale, crisi morale dell’Occidente, bugie della scienza e magnificazione del “Ratzinger pensiero”. Il tutto accompagnato dal vizio fastidioso di inserire in maniera chirurgica messaggi profondi quanto le acque di una pozzanghera (“Viviamo in una società che alla Vita guarda in termini edonistici e basta”). Davvero notevole, se si considera che alla fine del lungo sermone, la scrittrice si fa scappare anche la solita invettiva contro la religione musulmana (“Ecco perché i Bin Laden e gli Zarqawi, individui immorali e amorali tuttavia sorretti da una loro paradossale forma di moralità, hanno buon gioco. Ecco perché i loro correligionari ci invadono così facilmente e così disinvoltamente fanno i padroni in casa nostra”).
Spiega la Fallaci, sempre più calata nel ruolo di portabandiera dei valori dell'Occidente: “Ha ragione Ratzinger quando scrive che il Progresso non ha partorito l’Uomo migliore, una società migliore, e incomincia ad essere una minaccia per il genere umano. […] Anche a me piace usare il telefono, la radio, l’aereo, la tv. E se per il momento sono ancora viva lo devo alla Medicina che sia pur facendomi spesso sentire un embrione nel congelatore, una cavia alla mercé d’un ricercatore, mi ha curato e mi cura. Però la Scienza è come il fuoco. Può fare un gran bene o un gran male […] Come il fuoco, spesso fa più male che bene. E il motivo è proprio quello che, come il fuoco, non si pone problemi morali”. Secondo la Fallaci, che equipara i diritti dell’embrione a quelli di una persona adulta (opinione legittima), il vero obiettivo della ricerca è la clonazione umana, il sogno nazista di superuomini e superdonne fabbricati in laboratorio. La scrittrice, di fatto, mette sullo stesso piano le finalità che muovevano criminali del calibro di Josef Mengele (è una sua citazione) a quelle che oggi hanno portato gli scienziati a passi da gigante nella ricerca terapeutica contro malattie definite “degenerative” (il morbo di Parkinson è in cima alla lista). Ma, d’altro canto, è lei per prima ad ammettere che i suoi problemi di salute non furono certo risolti dallo spietato “ricercatore” nazista. Qualcosa non quadra.
Un’altra ragione che spinge la Fallaci a scongiurare la vittoria dei quattro sì, è la convinzione che la modifica della Legge 40 aprirebbe la strada alla ricerca selvaggia, all’olocausto degli embrioni, al dilagare del mercato clandestino di ovociti e spermatozoi. Ebbene, questo scenario è comunque evitabile anche in caso di trionfo dello schieramento del “sì”. Basterebbe creare un organismo indipendente che sovrintenda alla materia. In Gran Bretagna, ad esempio, opera lo Human Fertilisation and Embryology Authority, un ente che traccia la linea di pratica comune per tutti i centri specializzati in fecondazione assistita sul territorio britannico. Non solo, è suo compito anche la redazione di un registro dei donatori, dei trattamenti e delle nascite. Uno strumento che permette di limitare al minimo la tentazione di ricorrere all’importazione legale di embrioni dai Paesi dell’Europa dell’est.
Ogni donna deve avere il diritto di gestire in completa autonomia il proprio corpo, scegliendo i trattamenti e le cure che ritiene meno invasive per il proprio organismo. Renato Dulbecco, Premio Nobel per la Medicina nel 1975, scrive così: “Altro che persona, gli embrioni precoci di cui parliamo sono un cumulo di poche cellule; lasciati a se stessi, non potrebbero in alcun modo sopravvivere e svilupparsi”.
Signora Fallaci, mi perdoni: gli esperimenti scellerati sulle coppie di gemelli e le torture crudeli riservate ai bambini ebrei internati nei campi di sterminio, perpetrati da Josef Mengele durante la Seconda Guerra Mondiale, sono ben altre atrocità.
Tratto dal sito forzaitalia.it
L’OROSCOPO
Ecco il profilo astrologico di Silvio Berlusconi, nato sotto il segno della Bilancia il 29 settembre 1936. Secondo gli studiosi delle stelle il suo destino era già tutto scritto nel firmamento.
Il carattere
Silvio Berlusconi, nato a Milano il 29 settembre 1936, Bilancia. Come la maggior parte dei nati sotto questo segno è un personaggio comunicativo, capace di forti passioni e amori profondi. Carismatico, grazie alla grande adattabilità e al talento innato, spicca in attività che lo portano di fronte al grande pubblico, ha ottime capacità di giudizio, di analisi e di sintesi, costruisce ogni ragionamento con logica stringente, riesce a conferire chiarezza a ogni argomento. [...] Combattente determinato e tenace, ha come segreto un fiuto preciso che gli fa subito comprendere quali sono i personaggi che gli saranno più congeniali e quali, prima o poi, saranno fonte di delusione. La sua indole critica lo porta a valutare con serenità le diverse facce della verità e della personalità umana; esigente e instancabile, ha innanzitutto il culto del lavoro e dell’efficienza.
Ho passato giorni a chiedermi cosa fosse appropriato scrivere sul primo post, la frase ad effetto, magari neanche troppo scontata. Non sono riuscito a trovare nulla di adatto. Eppure ci ho pensato. Niente. E allora inauguro ufficialmente Pennyroyal Tea, blog dedicato alla libertà di espressione, ma soprattutto raccoglitore di tutto quello che mi passa per la testa. Non so quanto questo esperimento durerà: è bene che sappiate che non sono una persona costante.
A tutti quelli che visiteranno PT, buona lettura!